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Aracne – Rubriche di arte contemporanea 2014

Rimini Fotografia d’autunno

di Marcello Tosi

“La camera del racconto”Collettiva Rimini Foto d’autunno 2014

photography Leslie Krims / Sandy Skoglund / Teun Hocks / Arthur Tress / Grace Weston / Mario Cravo Neto / Mei Xian Qiu / Nicola Civiero / Lori Nix

(leggi tutto l’articolo)

 

 

La Stampa 27 maggio 2011
Natura Anfibia. Incontro tra Arte Magia e Scienza
Fortunato D’Amico

 

Non è solo una mostra questa seconda edizione di Natura Anfibia – Incontro tra arte Magia e Scienza, in esposizione alla mc2 gallery di Milano.

 

Curata da Claudio Composti e Massimo Rizzardini, la manifestazione riapre il dialogo dell’arte contemporanea, assopito in questi anni nello stupido ma calcolato edonismo estetico, costruito dalle reti tracciate nelle righe scritte dai critici di sistema, che nulla hanno a che vedere con effettive ricerche artistiche evolutive e principi di rispetto.
Evidentemente le vere ricchezze dell’ Arte stanno nella costruzione dei saperi; non nell’accumulo di nozioni ma nell’interrelazione tra le cose, come di fatto rileva questa manifestazione. E’ confrontando la molteplice, natura della realtà che sperimentiamo le differenze e individuviamo l’intangibile essenza della materia.

 

Alessandro Brighetti, Alessandro Bugini, Alessia De Montis, Amira Munteanu,
Beatrice Pediconi, Benedetta Bonichi, Caterina Silenzi, Cristian Rainer, Eva Gerd, Fina Oliver, Franco Fontana, Karin Andersen, MOG – Morgana Orsetta Ghini, Nicola Civiero, Nino Migliori, Beatrice Pasquali con Enrico Fedrigoli, Pierre Poggi, Pinuccio Sciola, Simone Pellegrini: sono le nostre guide che ci attendono all’ingresso di sentieri dimenticati. Artisti coraggiosi, esploratori di rotte e modelli di pensiero pericolosi in una società bidimensionata dalla digitalizzazione elettronica. Il viaggio verso l’arte, la magia e la scienza, non è organizzato per somministrarci una lezione di storicismo, ma per ricordarci di cercare nuovamente il bandolo della matassa proprio là dove lo abbiamo perduto.

 

Un intuizione per uscire dal labirinto, nata ancora prima della scolastica e del fiorire della mitologia greca, che attraversa l’Egitto e si sposta lungo i territori delle antiche civiltà asiatiche e africane. Qui si incronciano letture remote, portatrici della consapevolezza conoscienza/coscienza, tradotte in storia per i posteri per mezzo di una scrittura incisa nella edificazione delle città, nelle sue architetture e nei monumenti che oggi chiamiamo archeologici. Come avevano già capito i primi avi, conduttori del nostro stesso DNA, il passaggio del tempo e la sua cultura sono registrati nelle memorie prodotte dall’arte, declinata in rappresentazione e immagini di ciò che ricordiamo di essere e del futuro da sperimentare.

 

Nella sedimentazione e nei segni del territorio arcaico il sapere degli uomini urla e mostra, a chi ancora non vuole vederli, sentirli e toccarli, gli stretti legami tra la creazione degli artefatti e le conoscenze celesti riflesse e trascritte sulla superfice dello spazio planetario terrestre. Esperti di tuttele discipline sono stati invitati a portare il loro contributo nelle tavole rotonde e negli incontri che si terranno sino a Mercoledì 22 Giugno 2011 in occasione dell’esposizione di “Natura Anfibia”.

La Stampa May 27, 2011
AMPHIBIOUS NATURE, edition 2011: the meeting of Magic Arts and Science
Fortunato D’Amico

 

It is not just a show this second edition of amphibious nature – Meeting between magic and science-art exhibition in the contemporary mc2 gallery, Milan.

 

Edited by Massimo Rizza and Claudio Composti, the show will reopen the dialogue of contemporary art, dormant in recent years but calculated in the stupid hedonistic aesthetic, built networks traced through the lines written by critics of the system, that have nothing to do with actual research artistic evolution and principles of respect.
Evidently the true riches of ‘Arts are in the construction of knowledge, not in the accumulation of knowledge but in the relations between things, as indeed detects this event. Is comparing the multiple nature of reality that we experience the differences and find the intangible essence of the matter.

 

Brighetti Alessandro, Alessandro Bugini, Alessia De Montis, Amira Munteanu,
Pediconi Beatrice, Benedetta Bonichi, Catherine Silence, Christian Rainer, Eva Gerd, Fina Oliver, Franco Fontana, Karin Andersen, MOG – Morgana Orsetta Ghini, Nicola Civiero, Nino Migliori, Beatrice Pasquali Fedrigoli with Henry, Pierre Poggi, Pinuccio Sciola, Simone Pellegrini: These are our guides that we face at the entrance to trails forgotten. Artists brave explorers of routes and patterns of thought dangerous in a society bidimension digitization electronics. The trip to the art, magic and science, is not organized to administer a lesson of historicism, but to remind us to look again for the key to the problem right there where we missed it.

 

An intuition out of the maze, born even before the school and the flourishing of Greek mythology, which runs through Egypt and moves along the territories of ancient civilizations in Asia and Africa. Here you meet remote readings, messengers of Acquaintances awareness, consciousness, translated into history for posterity by means of a writing engraved in the building of the city, its architecture and archaeological monuments that today we call. As already knew the first ancestors of our own core DNA, the passage of time and culture are recorded in its written art, declined in representation and image of what we remember of being and the future to experience.

 

In settling the area and signs archaic knowledge of men shouting and exhibition, those who do not want to see, hear and touch, the close links between the creation of artifacts and knowledge reflected sky and transcribed onto the surface of the Earth’s planetary space.
Experts of all the disciplines were invited to bring their contribution in round tables and meetings to be held until Wednesday, June 22, 2011 at the exhibition of “amphibious nature

Estratto dalla conferenza stampa per NATURA ANFIBIA, edizione 2011: incontro tra Arte, Magia e Scienza
Acquario Civico di Milano, maggio 2011
Claudio Composti

 

Fin dall’antica Grecia, il sapere dei filosofi abbracciava senza soluzione di continuità vari ambiti, sia “alti”, come la Filosofia, che “profani”, come il loro panteismo pagano quindi legato a riti e credenze che,in modo molto ampio, potremmo definire “magici”.

 

Natura Anfibia vuole essere un’occasione di incontro – non certo esaustivo – per mettere a confronto, attraverso l’Arte, tre mondi apparentemente così lontani come Arte Magia e Scienza, in realtà vicini tra loro, in modo molto più evidente e semplice di quanto si possa credere.

 

Gli artisti scelti toccano, attraverso il loro lavoro, tematiche declinabili tra le tre discipline: Arte Magia e Scienza. Partendo dal loro lavoro, si organizzeranno tavole rotonde, facendo intervenire dei relatori, scrittori, filosofi, scienziati, musicologi ed esperti vari sulle tematiche che verranno individuate per ognuno degli artisti invitati.

Excerpt from the press conference AMPHIBIOUS NATURE, edition 2011: the meeting of Magic Arts and Science
Milan, May 2011
Claudio Composti

 

Since ancient Greece, the knowledge of philosophers embraced seamless various fields, both “high” as the philosophy that “outsiders”, like their pagan pantheism therefore linked to rituals and beliefs, very broadly, we might call “magic.”

 

Amphibious Nature wants to be an opportunity to meet – and certainly not exhaustive – to compare, through Art, the three worlds as seemingly distant Magic Arts and Science, in fact close to each other, so much clearer and simpler than one might think.

 

The artists chosen touch, through their work, subject decline between the three disciplines: Arts and Science Magic. Starting from their work, will organize round tables, through the intermediary of the speakers, writers, philosophers, scientists, musicologists and experts on various issues that will be identified for each of the invited artists.

BRESCIAOGGI novembre 2009

 

Un’installazione complessa quella realizzata da Nicola Civiero, scandita da più interventi, attraverso cui l’artista cerca di tradurre il senso segreto del Nag Hammadi Codex, l’insieme dei codici da cui è stato tratto il “Vangelo apocrifo di Giovanni” (dodici II-III-IV). Da questo Vangelo una lettura del mondo come struttura che racchiude (e rende prigioniera) l’anima, fino alla Conoscenza liberatrice dello Spirito.

 

Una sequenza fotografica illustra i dominatori del mondo, comandatai dal Demiurgo. La nostra esistenza, in questa visione, viene confinata all’interno del mondo materiale, in attesa della liberazione. Alle immagini fotografiche fanno da controcanto le installazioni dell’artista che raffigurano mondi chiusi, raccolti in se stessi e incapaci di comunicare.

BRESCIAOGGI aprile 2009
Giampietro Guiotto

 

L’albero nero del male che perseguita l’uomo, campeggia al centro della galleria Skin e si protende, quasi infinitamente sulle pareti con immagini fotografiche di santi e vergini (im) penitenti.
I loro corpi nudi, dai riferimenti cristologici e salvifici, sono accompagnati da oggetti simbolici e teosofici oscuri e da sottoaltari di scritti sapienziali.
Difficile, oggi, cogliere la saggezza o il gioco ambiguo nelle opere di Nicola Civiero, che traghetta il messaggio gnostico nel pensiero contemporaneo.

 

La gnosi, infatti, antica forma di sapienza cristiana che si fonda sui testi sacri che appartengono alla confessione copta, cattolica e siriana, è il punto di partenza di questa riflessione, basata sull’antico dubbio praticato dai Padri della Chiesa e predicato dai vangeli apocrifi.
Tali testi, diffusi nei secoli II e III dopo Cristo e ritrovati nella Biblioteca di Nag Hammadi, in Egitto, ritornano ora vivi attraverso la messa in scena fotografica di corpi, animali ed oggetti che personificano verità assolute che Civiero segnala come attuali.

 

Società e gioco, blasfemia e salvazione s’intrecciano così, in questo percorso di immagini, che appare come un tassello estravagante della ricerca teo-filosofica, che dice dell’ostilità e dell’isolamento dell’artista dal mondo. Ad essa si oppone la presa di contatto con l’oggetto gioiosamente conosciuto, cioè il cosmo che positivamente promana da Dio.

 

Eppure le fotografie di Civiero si mostrano come se fossero altarini popolari del rosario del mese di maggio e vivono di un sapore arcaico ma nobile di una vita tormentata e dualistica, il cui esito rimane incerto.
La conoscenza dei misteri divini riscatta l’uomo dalla divisione che egli subisce tra se stesso e il mondo, tra sé e Dio, ma nel ricorrere i testi sacri per ripristinare la sua autentica identità, egli ritorna al dubbio, alla potenzialità più alta del pensiero fin dalle origini.

 

In questa sorta di pensiero esoterico, i contrasti accesi del bianco e nero fotografico segnalano la verità dell’immagine e l’incorrotta patina di un tempo remoto, mentre la luce, si focalizza caravaggescamente, su pochi particolari, per segnalare l’irriducibile compresenza del dubbio e il tratto diabolico/angelico di ciascun personaggio, cioè di ciascuno di noi.

Skin Gallery marzo – aprile 2009
Mary Ellen Pearson

 

C’è un racconto. C’è un dolore teso tra i margini di una ferita profonda. C’è un messaggio finale di salvezza. C’è tutto ciò che serve per muoversi all’interno delle domande più antiche ed attuali; perché soffriamo e qual’é lo scopo ultimo di tale sofferenza.

 

Mentre mi muovo tra le immagini decise, mi sento guidata dal simbolismo esoterico di cui sono intrise, verso la meta finale che è l’uomo. L’Essere Naturale che, per quanto costretto nella sua dimensione psichica, soffocato da cieli ostili e sottoposto ad una legge divina che non condivide, possiede lo Spirito; quella piccola scheggia di Luce divina capace di beffare il meccanismo perverso della Creazione.

 

C’é un’immagine che più di tutte mi ha rapita. Un uomo, vestito di luce, che nell’atto di camminare attraversa i cieli e le costellazioni per compiere il suo destino di ricongiungimento con la fonte stessa della vita. In mano regge due dadi quasi a raccontarmi che lui stesso è la pietra angolare di questa salvezza rispondendo alla grazia della Conoscenza che il suo Dio gli offre.
Da sola, di fronte all’oscurità profonda che lo circonda, per un attimo mi sento partecipe della sua missione.

 

Quando decido di abbandonare i margini spessi e sicuri della cornice, è già sera. Un attimo dopo che i riflettori si sono spenti e il buio è calato sulla sala, d’istinto mi volto e la flebile luce di un Cristo solitario si accende sospesa nel nulla. E’ l’ultima difesa del Pleroma dalla follia di questo mondo.

Skin Gallery mars – avril 2009
Mary Ellen Pearson

 

Il y a une histoire. Il y a une douleur tendue à la surface des bordures d’une blessure profonde. Il y a un dernier message de salut. Il y a tout de ceci qui sert à remuer l’intérieur par des questions plus anciennes et réelles; parce que nous souffrons et qu’elle est l’ultime fonction d’une telle souffrance.

 

Pendant que je me déplace parmi les images définies, je me sens conduit par le symbolisme ésotérique qui nous trempent vers la dernière destination de l’homme. L’existence Naturelle qui, cependant a forcé dans sa dimension télépathe, a suffoqué par les cieux hostiles et a soumis à une loi divine qui ne partage pas, il possède l’Esprit; ce petit éclat de Lumière divine capable de narguer le mécanisme pervers de la Création.

 

Il y a une image qui plus que tout on m’a enlevé. Un homme, établi de lumière, cela traverse les cieux et les constellations pour compléter son destin de rejoindre avec la même origine de la vie dans l’action de marcher. En main, il lève presque deux dés pour me dire que lui-même est la pierre anguleuse de ce salut qui répond à la grâce de la Connaissance que son Dieu lui offre. Seul, devant l’obscurité profonde qui l’entoure, pour un instant je me sens responsable de sa mission.

 

Quand je décide d’abandonner les bordures épaisses et sûres de la trame, c’est déjà le soir. Un instant après que les réflecteurs sont éteints et le noir a envahi la pièce, par instinct je me tourne et la lumière faible d’un Christ seul éclaire suspendu sans attache dans les airs.

C’est la dernière défense du Pleroma de la folie de ce monde.

 

 

EYEMAZING Issue 01-2007
Deep Transparency
Augusto Pieroni

 

Il recente lavoro di Nicola Civiero ci costringe a guardare al di sotto della superficie delle immagini per cogliere la ricchezza nascosta in ciascuna opera. Ognuna di esse è un invito a osservare con stumenti assolutamente diversi dall’ordinario. Le parole che mi vennero in mente quando le vidi per la prima volta dal vivo, fu “senza una fine”. L’arte in generale dovrebbe essere “senza una fine” rilasciando i suoi contenuti giorno per giorno, cogliendoci alla sprovvista come se non li avessimo mai notati.
Il lavoro di Civiero ha questa straordinaria complessità di rappresentazione.

 

Il suo lavoro – plotter su canvas intelaiata – dà un’impressione di pittura tradizionale. I toni impiegati sono armonici e le sfumature utilizzate variano frequentemente dal bianco e nero al ruggine, comprendendo accenti vintage di sepia e marcati eccessi brillanti. La trama della tela può essere ulteriormente trattata con cere applicate direttamente sull’immagine stampata. I soggetti possono talvolta colpirci per la teatralità espressa attraverso simboli della classicità, talvolta disturbarci per gli aspetti erotico-surreali rappresentati. Ogni immagine risulta una composizione fotograficamente ben strutturata di illustrazioni, autoritratti, frammenti calligrafici e nature morte di ogni genere. Nonostante questo lavoro possa sembrare a prima vista un labirinto inestricabile, è sempre guidato con accortezza e precisione fino al messaggio finale.

 

Nonostante l’uso sapiente della moderna tecnologia per il trattamento digitale delle immagini, il lavoro di Nicola Civiero ha il cuore nella sapiente sovrapposizione degli acetati per creare ed animare il pensiero che li sostiene. Non c’è mai un eccesso, gli elementi che compongono le visioni personali sono perfettamente in equilibrio e a fuoco gli uni rispetto agli altri.

 

Civiero possiede l’abilità di mantenere intensità e misura, eleganza e suggestione, malizia e candore in equilibrio costante permettendo a ciascuna sensazione di esprimersi compiutamente. Civiero comunica la stessa morbosa crudeltà di Francis Bacon e Joel Peter Witkin nel trattamento dell’immagine inducendo l’osservatore a concentrarsi sulle ferite, sui lividi, sulla polvere, sul sangue, sulle lacrime e sui brividi personali.

 

In tutto questo, la fotografia di Nicola Civiero deve essere considerata non solo come un atto di attesa, mira, scatto, sviluppo e stampa, ma un insieme complesso di fotografia, disegno, scrittura e regia con la quale, l’Autore prende per mano lo spettatore e lo guida all’interno del suo originale lavoro.
Il risultato è assolutamente leggibile, trasparente, profondo e… infinito.

EYEMAZING Issue 01-2007
Deep Transparency
Augusto Pieroni

 

Nicola Civiero recent works compel us to look deeper into the flat skin of the photograph and see the richness hidden within the art work. The pieces lure us into a mode of interplay with them that exceeds the boundaries of ordinary picture watching. The term that first sprang to my mind when I first saw them was “endlessness”. The best art pieces are usually quite endless: releasing their contents day-by-day, surprising us every now and then as if we hadn’t ever properly seen them.
Civiero’s works have this starling complexity.

 

His works – plotter on canvas with massive and weathered frames – give the impression of traditional art pieces. The tonal range is coherent and yet subtly varied, ranging from black and withe to natural rusty hues, encompassing the vintage accent of sepia and the hysterical shrieks of sparse acid chromatics. The heavy canvas texture may be overlaid with the sleek surface of a handmade glaze or effaced by grainy appearance of photographic image. Subjects may strike us for their theatrical attitudes, at times reminiscent of postures and symbols of classical art, other times disturbing or erotic in a surrealistic fashion. And finally, compositions may vary from complex treatments of a single frame to a cut-up from the most diverse sources such as old pictures, self portraits, illustrations, pieces of handwritting, still life photographs, thumbprints etc. Inspite of all this intricacy, the actual piece of work is as flat as the canvas, no thicker than its wooden frame. Yet not at all shallow.
It is true that, because he also bolongs to the fellowship of graphic designers, Civiero might be suspected of being a fellower of the Photoshop faction; surprisingly enough his technical and creative discourses proceed instead from deeper roots of reference: Nicola’s first and most influential sources are indeed the transparent acetate films on wich handcrafted graphic design used to be made. Thus, there is connection between these works and the italian tradition of art and craftsmanship.

 

The artful and yet subdued visuals hidden within these images, are made of continuosly appearing and disappearing details, lurking in the shades of the photograph and occasionally gainging the foreground just a second before they have gone, swallowed by the main subject. Civiero’s photographs, though, are never faint or blurry but perfectly readable and crisp, even though the images in them might often be transparent or emerge just in time to visually counterbalance each other.

 

Civiero has the ability to be equally intense and measured, to balance elegant and unsetting atmospheres, to be both malicious and candid – carefully blending dreams and nightmares and letting the conscious and unconscious play their parts. Civiero’s photographs channel the morbid cruelty of Francis Bacon’s or Joel Peter Witkin’s scenes by means of picture treatments. Images remain flat and bodies untouched, yet our gaze is confronted with scars and bruises, dust and blood, tears and shivers.
It often happens that his photographic work is a repository of photographic images: old fashioned pictures, family shots, torn prints, all fading away just as memories fade. All of these pictures clustered in a stylish, symbolic composition. And while their message is unclear – the who, when and why lost forever in the mist of history – such images convey a striking sensation: a perfect balance between visibility and invisibility, and exhilarating diversion from strightforward narration. In contrast, some of the other images, rather than pivoting on the past, look contemporary, and ask the viewer to scan his/her feelings rather than his/her historical memory. In these images we find more body language, more truth, but no less craftsmanship.

 

All in all, Civiero’s photography must be considered not just as the result of the act of waiting, aiming, shooting, developing, choosing, retouching and printing, but as an even more hybrid and complex network of practices encompassing – beyond the classical photochemical techniques – such skills as constructing, drawing, writing, composing, layering and directing. Yes, directing: some of the images in fact reveal a unique flair for moving the viewer’s eye on a path made of completely different visual hints – the border of a frame, the beautiful body of a woman, the highlights of a flame, some overlapping lines of calligraphy. What you see is playful, transparent, profound, endless.

ARCHIVIO ottobre 2006
I racconti magici
Maria Gabriella Savoia

 

La Galleria d’Arte Sculptures di Brescia, ospita prossimamente una mostra personale di Nicola Civiero intitolata “Racconti Magici”. La sua non è pittura, non è fotografia e non è solo elaborazione digitale, ma tutto questo insieme, complementare l’uno, all’altra. Partendo da una serie infinita di scatti fotografici, saranno una frase, un’ideazione casuale, un gesto a dar vita al processo di trasduzione visiva del pensiero.

Il tutto, attraverso un percorso di riflessione infinito, fatto di assemblaggi, di collage digitalizzati, di rimaneggiamenti sapienti delle immagini fino al prodotto finale stampato su carta o tela pittorica.

Quella di Civiero è un’operazione di ricerca non solo formale ma, soprattutto di contenuto, che vuole affrontare le problematiche sociali legate alla difficoltà di comunicazione nei rapporti uomo-donna, come ne Il Pasto dove una giovane donna, nuda e imprigionata in una gabbia indossa una maschera tagliente dalla forma di becco adunco. Oppure in Senso di colpa dove i segni di una violenza subita sono il seguito di una perpetrata. Il pentimento e la sofferenza delle mani intrecciate dominano senza respiro la tela in tutto lo spazio libero.

E ancora, mentre in Fissazione orale, ad una bocca spalancata viene offerto un corpo femminile racchiuso in un uovo di farfalla, nella sottile ironia de L’amore infedele, Civiero si insinua tra le pieghe di un antico ritratto familiare mettendo a nudo le sofferenze e le distrazioni del vivere quotidiano. Drammatico invece il tema raccontato inMatrimonio asfittico dove la sacralità dell’unione familiare è gettata tra i rifiuti di un cortile abbandonato.

Anche il tema religioso si fa strada tra le rappresentazioni oniriche di Civiero prendendone a tratti il possesso come ne Il bacio, dove il sacro ed il profano si mescolano indissolubilmente o ne Il giardino dell’Eden dove Civiero esplora la figura di una divinità intenta ad osservare l’operato umano con un misto di curiosità e noia.

Questa forma rappresentativa è un percorso nuovo sotto molti punti di vista, difficile, sicuramente, ma nel suo cammino, convince appieno. Un augurio personale.