Le cinque piaghe della Santa Chiesa

Data: 9 luglio 2014 Categoria:

L'origine del lavoro

Domenica 18 novembre 1832, Antonio Rosmini Serbati ordinato prete nel precedente ’21 inizia a scrivere Delle cinque piaghe della Santa Chiesa, un ‘opera che per le tesi  espresse verrà fortemente osteggiata nell’ambiente clericale.


 

copertina

 


In essa è sostenuto che è giunto il tempo di purificare la Chiesa romana dai privilegi del potere temporale come anche la necessità di concedere la parola ai laici, di promuovere  una comunità che abbia come metro di misura il Vangelo e la fraternità tra gli uomini. Quella che sogna Rosmini non è affatto una Chiesa “nuova”, o “rivoluzionaria”, ma la Chiesa “antica” come traspare dall’esempio della primitiva comunità cristiana, ricca solo della fede in Gesù. Una tale ipotesi di Chiesa non può che mettere in discussione molte tradizioni mondane ormai istituzionalizzate chiedendo una dolorosa conversione. Le sue tesi, pur senza esplicita menzione, verranno riprese e rafforzate succesivamente dal Concilio Vaticano II (1962-65).

prima piaga

anno 2013

stampa su carta baritata

dimensione 50×30 cm – edizione di 7 + 2 ap


Prima piaga. È la divisione del popolo dal clero nel culto pubblico. Nell’antichità il culto era un mezzo di catechesi e formazione e il popolo partecipava al culto. Poi, le invasioni barbariche, la scomparsa del latino, la scarsa istruzione del popolo, la tendenza del clero a formare una casta hanno eretto un muro di divisione tra il popolo e i ministri di Dio. Rimedi proposti: insegnamento del latino, spiegazione delle cerimonie liturgiche, uso di messalini in lingua volgare.

seconda piaga

anno 2013

stampa su carta carta baritata

dimensione 50×30 cm – edizione di 7 + 2 ap


Seconda piaga. Insufficiente educazione del clero. Se un tempo i preti erano educati dai vescovi, ora ci sono i seminari con “piccoli libri” e “piccoli maestri”: dura critica alla scolastica, ma soprattutto ai catechismi. Rimedio: necessità di unire scienza e pietà.

terza piaga

anno 2013

stampa su carta baritata

dimensione 50×30 cm – edizione di 7 + 2 ap


Terza piaga. Disunione tra i vescovi. Critica serrata ai vescovi dell’ancien régime: occupazioni politiche estranee al ministero sacerdotale, ambizione, servilismo verso il governo, preoccupazione di difendere ad ogni costo i beni ecclesiastici, “schiavi di uomini mollemente vestiti anziché apostoli liberi di un Cristo ignudo”. Rimedi: riserve sulla difesa del patrimonio ecclesiastico, accenni espliciti di consenso alle tesi dell’Avenir sulla rinunzia alle ricchezze e allo stipendio statale per riavere la libertà.

quinta piaga

anno 2013

stampa su carta baritata

dimensione 50×30 cm – edizione di 7 + 2 ap


Quinta piaga. La servitù dei beni ecclesiastici. Rosmini sostiene la necessità di offerte libere, non imposte d’autorità con l’appoggio dello Stato, rileva i danni del sistema beneficiale, propone la rinuncia ai privilegi e la pubblicazione dei bilanci.

quarta piaga

anno 2013

stampa su carta baritata

dimensione 50×30 cm – edizione di 7 + 2 ap


Quarta piaga. La nomina dei vescovi lasciata al potere temporale. Rosmini compie un’approfondita analisi storica sull’evoluzione del problema e critica i concordati moderni con cui la S. Sede ha ceduto la nomina al potere statale (e, accenna prudentemente, per avere compensi economici). Rimedi: non è molto chiaro, propone un ritorno all’elezione dei fedeli.